In una delle mie tante scorribande twittere mi sono imbattuta nel post di Gabriele Guidi, imprenditore ed elettore del PD, che ha analizzato il bilancio del suo partito, “per cercare di capire qualcosa di più su quello che negli ultimi tempi sembra essere diventato il problema dei problemi per il nostro Paese: quanti soldi vengono dati ai partiti, da chi e per fare cosa?”.
L’analisi di Gabriele parte dal file in formato PDF pubblicato sul sito del Partito Democratico ed ha l’intento di “rendere più facile e comprensibile la lettura del bilancio PD a tutti, soprattutto a coloro che non hanno l’abitudine di leggersi una sfilza di numeri, e magari fare qualche proposta per rendere il bilancio più fruibile in futuro per tutti coloro che sono interessati a leggerlo”.
Il post si conclude con un appello: “vorrei invitare i redattori del bilancio del Pd (ed i suoi dirigenti) a proseguire nell’opera di pubblicizzazione e trasparenza dei risultati ‘contabili’, cercando quando possibile di dare agli utenti (o almeno agli iscritti) tutte le possibilità di verifica del caso senza per forza aver bisogno della consulenza di esperti e commercialisti (che comunque, in mancanza di voci più dettagliate, avrebbero le stesse difficoltà sin qui descritte). Mi piacerebbe che il Pd nazionale rendesse insomma fattibile quel controllo di tipo diffuso (pubblico, inteso come possibile per tutti) che è certamente superiore a qualsiasi tipo di controllo privato: un bilancio che tutti possano leggere, capire e discutere”.
Complici le letture del fine settimana per poter preparare il mio intervento sull’Open Gov di sabato 21 aprile, ho associato immediatamente la richiesta di Gabriele a “Where Does My Money Go?”, un’iniziativa britannica, indipendente e apartitica, lanciata nel 2007 con il sostegno della Open Knowledge Foundation. Sul sito è possibile trovare grafici interattivi estremamente accattivanti e d’impatto, che permettono di addentrarsi con facilità nei meandri della spesa pubblica inglese, analizzabile a livello centrale e regionale e per singola categoria di spesa. Tutto ciò è reso possibile dall’utilizzo di Open Data, dati che, oltre ad avere caratteristiche ben precise, possono essere automaticamente analizzati e rielaborati, anche in forma grafica, da tantissimi software (a differenza, ad esempio, del formato PDF, sul quale non è possibile effettuare alcuna elaborazione).
E se i partiti italiani pubblicassero i propri bilanci in formato open? Sarebbe troppo complicato? A questa domanda prova a rispondere Marco Fioretti con un post in cui scrive, fra le altre cose: “No, non dategli retta se vi dicono che è troppo complicato, è solo un’altra scusa. Perché, se è vero che per fare Open Data al 100% bisogna applicare certe tecniche […], nessuno pretende la perfezione subito! Per iniziare basta mettere in linea sul sito del partito, una volta a settimana, l’ultima versione dei fogli elettronici che già sicuramente si usano per gestire i bilanci, con firma digitale per evitare che vengano prese per vere copie taroccate”. Non sarebbe quindi necessario, da subito, puntare alle 5 stelle, cioè al dato migliore possibile dal punto di vista del ri-utilizzo.
E Gabriele Guidi sarebbe in grado di ri-utilizzare gli Open Data in modo creativo, raggiungendo magari i livelli di “Where Does My Money Go?”, e far comprendere attraverso “un bilancio che tutti possano leggere, capire e discutere” come il PD spende i suoi soldi? Probabilmente no, perché magari non avrebbe le competenze necessarie. Ma sono certa che, qualora i partiti decidessero di aprire i propri dati, orde di data journalists, di associazioni attive sul fronte dell’Open Gov o di semplici cittadini che hanno dimestichezza con i dati aperti si fionderebbero su quelle informazioni per accogliere l’appello di Gabriele e controllare l’operato dei nostri politici.
“Amministrative 2012” è un taccuino virtuale attraverso cui Marco Rosa disegna, giorno per giorno, gli scenari elettorali delle principali città (Genova, Lecce, Palermo, Parma, Verona) che andranno al voto nella tornata di maggio 2012; è una selezione ragionata e commentata di articoli che parlano di candidati e alleanze, ma anche di issues e strategie di comunicazione dei politici delle 5 città.
Perché consiglio questo Tumblr? Perché l’ho visto nascere una sera a cena, ma prima ancora negli occhi di un amico che stimo profondamente e le cui riflessioni sono sempre state per me stimolanti (riflessioni che off line proprio non ci possono più stare!).
Ne avevamo parlato tante volte, avevamo buttato giù diverse bozze, avevamo provato praticamente tutti i temi gratuiti, ci eravamo scambiati link su link, poi quella sera a cena abbiamo finalmente cominciato a dar forma al Tumblr.
Ora è nelle mani di Marco (da buona “spammona”, ovviamente, continuerò a tartassarlo di segnalazioni) e sarà un piacere seguire questa campagna elettorale (anche) attraverso i suoi spunti.